La rilevazione degli aggi nel caso di vendita di quotidiani e periodici

di Gorgoglione Lorenzo

in Pratica Professionale - I Casi, n. 12/2003, pag. 474 - Caso n. 233

 

Gestisco una rivendita di giornali e riviste e sono in regime di contabilità semplificata. Gradirei sapere se la registrazione dei corrispettivi deve avvenire al lordo dell'incasso oppure se è sufficiente, come fanno molti miei colleghi, rilevare i soli aggi netti tra i componenti positivi, pur conservando le fatture di acquisto.

 

(C.G. - Milano)

 

La risposta alla domanda del lettore deve necessariamente essere articolata, data la molteplicità dei beni offerti al pubblico dalle edicole, specie ora che le limitazioni alla commercializzazione di prodotti diversi sono sostanzialmente ridotte rispetto al passato.

I tipici beni oggetto dell'attività di rivendita

I beni oggetto dell'attività di compravendita delle rivendite di giornali e riviste sono normalmente i giornali quotidiani e periodici, le riviste e in misura minore i libri.

Accanto a questi prodotti "tipici" le edicole rivendono abitualmente anche schede telefoniche, biglietti della lotteria e gratta e vinci, biglietti per il trasporto pubblico locale, rullini per macchine fotografiche, cartoline, pile e talvolta anche caramelle e altri dolci confezionati.

Alcuni dei suddetti beni presentano la particolarità di presentare dei margini di ricarico prestabiliti e fissi per gli edicolanti, ad esempio il 18,5% per quotidiani e riviste ovvero altre percentuali predeterminate per schede telefoniche, biglietti della lotteria, biglietti per il trasporto pubblico.

Il problema della registrazione del corrispettivo lordo piuttosto che del solo aggio si pone naturalmente soltanto con riferimento ai soggetti in regime di contabilità semplificata, dal momento che in contabilità ordinaria, dovendo dare conto anche dell'aspetto finanziario di ogni singola operazione, l'incasso di ciascuna cessione non può che avvenire con riferimento all'effettivo corrispettivo giornalmente riscosso.

Per i soggetti in contabilità semplificata i corrispettivi derivanti dalla cessione di beni di cancelleria, cartoline ed altro, devono essere registrati per il corrispettivo lordo della vendita, IVA inclusa.

I beni soggetti ai regimi speciali IVA di cui all'art. 74 del D.P.R. n. 633/1972 hanno la particolarità di essere soggetti ad imposta a monte, con esclusione dal campo di applicazione della normativa IVA per le cessioni successive.

L'edicolante pertanto, opera l'annotazione della cessione dei prodotti editoriali, delle schede telefoniche, dei biglietti della lotteria e dei documenti di trasporto pubblico solo con riferimento agli obblighi connessi alla determinazione del reddito di impresa ai fini delle imposte dirette.

La domanda è semplice: è possibile registrare come corrispettivo ovvero come ricavo soltanto l'aggio (semplificando e riducendo di molto gli adempimenti contabili), evitando di registrare le fatture o note di acquisto dei suddetti beni?

La risposta non è invece altrettanto immediata.

Con riferimento alla rivendita dei documenti di trasporto pubblico, la normativa vigente (l'art. 74 del D.P.R. n. 633/1972 e il D.M. 5 maggio 1980) prevede l'obbligo per l'esercente l'attività di trasporto pubblico urbano dell'emissione di una fattura per le provvigioni maturate a favore dei rivenditori, con consegna di un esemplare di detto documento al rivenditore stesso. L'edicolante nel nostro caso deve numerare in ordine progressivo il documento e conservarlo a norma dell'art. 39 del D.P.R. n. 600/1973. Ai fini reddituali occorre rilevare la provvigione come componente positivo di reddito mediante annotazione nel registro dei corrispettivi o delle fatture emesse, se esistente.

Con riferimento alla vendita dei prodotti editoriali, delle schede telefoniche e dei biglietti delle lotterie invece non esiste un riferimento normativo altrettanto chiaro, né esistono istruzioni o interpretazioni specifiche in proposito.

Nella prassi ministeriale, nella giurisprudenza e nella dottrina non è infatti possibile trovare una risposta certa e soprattutto univoca alla problematica prospettata.

Le interpretazioni favorevoli all'annotazione del solo aggio

L'Amministrazione Finanziaria non ha mai esaminato specificatamente la questione della rilevanza o meno del solo aggio nella annotazione, ai fini reddituali, dei componenti positivi di reddito.

Invero, con riferimento ai rivenditori di generi di monopolio, valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari, l'Amministrazione Finanziaria in passato ha ritenuto legittima l'annotazione dei soli aggi (tra le altre C.M. 30 aprile 1977, n. 7/1496).

La circolare ministeriale n. 56/E del 15 giugno 2001, emanata invero con riferimento alla problematica dell'annotazione separata degli elementi rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, al punto 4.1 osserva che "i ricavi delle attività per le quali si percepiscono aggi o ricavi fissi vanno sempre considerati per l'entità dell'aggio percepito e del ricavo al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei beni, indipendentemente dalle modalità con cui i predetti ricavi sono contabilizzati". L'Agenzia delle Entrate sembrerebbe in questa occasione permettere al contribuente di utilizzare la modalità a lui più consona, restando ininfluente l'annotazione del ricavo lordo o del solo aggio non solo per quanto riguarda l'imposta sul valore aggiunto (in forza del regime monofase) ma anche con riferimento alle imposte dirette. Questa posizione è rimasta confermata, ma ripetiamo con riferimento alla indicazione nei modelli di dichiarazione annuale dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, anche nella successiva circolare 27 giugno 2002, n. 58/E.

In Giurisprudenza numerose sentenze, invero non recenti, della Commissione Centrale hanno evidenziato la legittimità della contabilizzazione del solo aggio. Secondo la Commissione Tributaria Centrale, sentenza 3 febbraio 1994, n. 432, "il prezzo dei giornali e riviste è ricavo per l'editore e non per l'edicolante (o rivenditore), essendo il ricavo di quest'ultimo rappresentato dal solo aggio riconosciutogli (nella misura percentuale prevista dal contratto nazionale) sul volume del costo all'editore". Tale posizione è stata confermata dalla stessa CTC nelle successive sentenze 21 marzo 1994, n. 778; 7 novembre 1994, n. 3647; 21 febbraio 1995, n. 610; 7 aprile 1995, n. 1427; 9 maggio 1995, n. 1956; 12 giugno 1995, n. 2379 e 14 dicembre 1996, n. 6265.

In dottrina, hanno concluso che "nel caso di contabilità semplificata basterebbe registrare l'aggio nel registro dei corrispettivi, come operazione fuori campo IVA" S. Favilli in I Casi di pratica Professionale, n. 10/1997 e P. A. Stella, "Prodotti editoriali commercializzazione", monografia allegata a La Settimana Fiscale, n. 40/1999.

Le interpretazioni favorevoli all'annotazione del ricavo lordo e del costo di acquisto

Con riferimento ai soggetti in regime di contabilità semplificata esistono interpretazioni di fonte ministeriale, giurisprudenziale e della dottrina, che pervengono a conclusioni diverse da quelle ora esposte.

Per quanto riguarda l'Amministrazione Finanziaria, la C.M. 13 maggio 1996, n. 117/E, relativamente all'applicazione dei parametri presuntivi di ricavi e compensi, chiariva che "per i rivenditori in base a contratti estimatori di giornali, di libri e di periodici, anche su supporti audiovideomagnetici e per i rivenditori di carburante i ricavi da confrontare con quelli determinati in base ai parametri vanno assunti al lordo del prezzo corrisposto ai fornitori dei predetti beni; per i rivenditori di generi di monopolio, valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari vanno considerati i soli aggi spettanti, indipendentemente dal regime contabile adottato". Con una dizione invero di estrema chiarezza, la successiva C.M. 17 maggio 2000, n. 98/E, contenente risposte a quesiti in materia di imposte dirette e indirette, rispondendo ad una domanda in merito alla detrazione IVA per i soggetti che effettuano operazioni non soggette all'imposta di cui all'art. 74 del D.P.R. n. 633/1972, al punto 3.2.2 evidenziava che "ai fini delle imposte dirette, le operazioni di rivendita dei prodotti in questione vanno contabilizzate a costi e ricavi".

Nella stessa giurisprudenza della Commissione Tributaria Centrale risulta una sentenza, la n. 3501 del 27 ottobre 1995 che ha ricordato che relativamente alle cessioni di giornali, riviste e pubblicazioni i ricavi vanno contabilizzati "in base al prezzo di vendita (prezzo di copertina) e non già all'aggio contrattuale spettante sul prezzo di vendita".

In dottrina, si ricordano le posizioni di S. Desideri, "La rilevazione a bilancio del contratto estimatorio", in Corriere Tributario n. 9/1996, di D. David, "Come rilevare in contabilità operazioni di rivendita di schede telefoniche", in Azienda e fisco, n. 6/1999, nonché il mio intervento (n.d.r. L. Gorgoglione) "L'aggio nei prodotti editoriali", in I Casi di Pratica Professionale, n. 9/2000. Tutti gli autori citati, con argomentazioni ancora attuali, concludono per l'obbligo di rilevazione a costi e ricavi dei prodotti soggetti ad aggio o a ricavo fisso, anche per i soggetti in regime di contabilità semplificata.

Il comportamento corretto

La soluzione corretta deve essere trovata nella legge, costituendo gli orientamenti della dottrina, dell'amministrazione finanziaria e della giurisprudenza interpretazioni valide ma non vincolanti.

In proposito, l'articolo 2216 del Codice Civile prevede l'obbligo per l'imprenditore di indicare nel libro giornale giorno per giorno le operazioni relative all'esercizio dell'impresa, tra le quali rientrano sicuramente i corrispettivi percepiti.

La tenuta del libro giornale non è obbligatoria, ai fini fiscali, per i soggetti che rientrano nei limiti previsti dall'art. 18 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. La registrazione dei ricavi ovvero dei corrispettivi percepiti può essere effettuata, per i soggetti in contabilità semplificata, nei registri tenuti ai fini IVA, con annotazione separata per le operazioni non soggette all'imposta, ovvero utilizzando un apposito registro in assenza di operazioni soggette all'imposta.

L'art. 18 del D.P.R. n. 600/1973, al comma 8, prevede per i rivenditori in base a contratti estimatori di giornali, di libri e di periodici, anche su supporti audiovisivomagnetici, e per i distributori di carburante, ai fini del calcolo dei limiti di ammissione ai regimi semplificati di contabilità, che i ricavi si assumono al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei predetti beni. Per le cessioni di generi di monopolio, valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari, si considerano ricavi gli aggi spettanti ai rivenditori. Si tratta di una norma relativa alla determinazione e verifica del rispetto dei limiti dimensionali di ricavi, presupposto per l'applicazione di un regime contabile semplificato. La norma di cui all'art. 18 non definisce come ricavo, eccezione fatta per i generi di monopolio, valori bollati e postali, il solo aggio, bensì indica una modalità diversa, e solo ai fini dell'adozione del regime di contabilità semplificata, di considerazione dei ricavi conseguiti.

Il ricavo è rappresentato dal corrispettivo della cessione, al lordo del prezzo corrisposto ai fornitori dei predetti beni, e dovrà essere trascritto sui registri obbligatori.

La rilevazione del solo aggio è permessa unicamente per le cessioni dei beni indicati nell'ultimo comma dell'art. 18 del D.P.R. n. 600/1973, in quanto soltanto per queste cessioni la legge definisce come ricavi i soli aggi spettanti.

Conclusione

Alla domanda di quali siano le modalità corrette di registrazione delle componenti positive e negative di reddito credo di aver fornito risposta chiara: a costi e ricavi lordi, rimanendo la rilevazione diretta e unica del solo aggio posibile soltanto per i rivenditori di generi di monopolio e valori bollati e postali in regime di contabilità semplificata.

La rilevazione dei soli aggi anche per il commercio degli altri prodotti in regime Iva monofase, considerata comunque corretta da una parte della dottrina e della Giurisprudenza, a motivo anche delle ermetiche e mai precise indicazioni contenute nelle circolari dell'Amministrazione Finanziaria, non è sostanzialmente corretta ma di fatto tollerata o tollerabile. Ad oggi, a mio avviso, nessuna sanzione potrebbe essere fondatamente irrogata al contribuente che abbia contabilizzato i soli aggi dei prodotti di cui ai regimi monofase di cui all'art. 74 del D.P.R. n. 633/1972, stante l'imperfezione del dettato normativo e la varietà delle interpretazioni ministeriali, giurisprudenziali e dottrinali esistenti.

 

Fonti normative

D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 74

D.P.R. 26 settembre 1973, n. 600, art. 18